{"id":89,"date":"2015-11-16T16:44:12","date_gmt":"2015-11-16T15:44:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/?p=89"},"modified":"2020-11-05T18:04:59","modified_gmt":"2020-11-05T17:04:59","slug":"da-che-mondo-e-mondo-non-ce-stata-ancora-la-guerra-che-ha-messo-fine-a-tutte-le-guerre-non-lo-sara-nemmeno-questa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/?p=89","title":{"rendered":"&#8230;Da che mondo \u00e8 mondo non c\u2019\u00e8 stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sar\u00e0 nemmeno questa"},"content":{"rendered":"\n<h4>Lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci<\/h4>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><em>Dovrebbe essere palese a tutti che la logica del profitto di pochi \u00e8 alla base delle guerre; ricordiamoci della condanna di Papa Francesco di pochi giorni fa:&#8221;Maledetti coloro che operano con la guerra e con le armi&#8221;. Tuttavia i potenti della terra, politici, mass-media, uomini di &#8220;cultura&#8221;, pedine del pensiero dominante, aizzano all&#8217;odio, alla vendetta.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E&#8217; nell\u2019ottica di portare un contributo di informazione \u201caltra\u201d, che riteniamo utile riproporre la bella lettera&nbsp;che&nbsp;Tiziano Terzani scrisse a Oriana Fallaci, in risposta ad un suo articolo dopo l\u2019attacco dell\u201911 settembre 2001 &nbsp;alle Torri Gemelle di New York.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ora entrambi sono morti. Il pensiero di &nbsp;Tiziano Terzani &nbsp;continua a riaccendere il nostro umano sentire, a risvegliare il ragionamento, a provocare il dubbio, a desiderare di conoscere pi\u00f9 a fondo,&nbsp;&nbsp;e&nbsp;a chiedersi, come lui fa e nel modo in cui lo fa , &nbsp;se &#8220;(..) la combinazione fra gli interessi dell\u2019industria petrolifera con quelli dell\u2019industria bellica (&#8230;) finisca per determinare in un unico senso le future scelte politiche americane nel mondo e per limitare all\u2019interno del paese, in ragione dell\u2019emergenza anti-terrorismo, i margini di quelle straordinarie libert\u00e0 che rendono l\u2019America cos\u00ec particolare.&#8221;&nbsp;E questo non solo in America.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E&#8217; la logica del mercato dominante che fabbrica le guerre. Sottraiamoci, nel nostro piccolo, all&#8217;economia e al pensiero dominante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Buona lettura<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2>TERZANI: \u201cCARA ORIANA, NON \u00c8 UN CRIMINE PARLARE DI PACE\u201d<\/h2>\n\n\n\n<p>Scritto da:&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.qualcosadisinistra.it\/author\/qualcosa-di-sinistra\/\">Qualcosa di Sinistra<\/a>&nbsp;in&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.qualcosadisinistra.it\/category\/argomenti\/mondo-economia-lavoro-giustizia\/esteri\/\">Mondo<\/a>,&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.qualcosadisinistra.it\/category\/argomenti\/storie-argomenti\/parola-autore\/\">Parola d&#8217;Autore<\/a>&nbsp;16 novembre 2015<br><a href=\"http:\/\/www.qualcosadisinistra.it\/2015\/11\/16\/terzani-cara-oriana-non-e-un-crimine-parlare-di-pace\/\">http:\/\/www.qualcosadisinistra.it\/2015\/11\/16\/terzani-cara-oriana-non-e-un-crimine-parlare-di-pace\/<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci sembra utile ripubblicare la lettera di&nbsp;<strong>Tiziano Terzani,<\/strong>&nbsp;pubblicata sul&nbsp;<\/em><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2001\/ottobre\/08\/Sultano_San_Francesco_co_0_0110082774.shtml\" target=\"_blank\"><em>Corriere della Sera dell\u20198 ottobre 2001<\/em><\/a><em>&nbsp;col titolo \u201cIl Sultano e San Francesco\u201d,&nbsp;in risposta all\u2019articolo \u201cLa rabbia e l\u2019orgoglio\u201d di&nbsp;<strong>Oriana Fallaci<\/strong>, che la scrittrice aveva pubblicato sul quotidiano di via Solferino dopo&nbsp;l\u2019attacco alle Torri Gemelle dell\u201911 settembre.<\/em><br><img alt=\"Descrizione: #Terzani: \u201cCara Oriana, non \u00e8 un crimine parlare di pace\u201d\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/e\/e0\/UA_Flight_175_hits_WTC_south_tower_9-11.jpeg\">Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri gi\u00e0 grande e tu proponesti di scambiarci delle \u201cLettere da due mondi diversi\u201d: io dalla Cina dell\u2019immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall\u2019America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma \u00e8 in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti.<\/p>\n\n\n\n<p>Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l\u2019impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo. Ti scrivo anche \u2013 e pubblicamente per questo \u2013 per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. L\u00e0 morivano migliaia di persone e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana \u2013 la ragione; il meglio del cuore \u2013 la compassione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tuo sfogo mi ha colpito, ferito e mi ha fatto pensare a Karl Kraus.&nbsp;<strong>\u201cChi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia\u201d<\/strong>, scrisse, disperato dal fatto che, dinanzi all\u2019indicibile orrore della Prima Guerra Mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchierio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui us\u00f2 di quel consapevole silenzio per scrivere \u2018Gli ultimi giorni dell\u2019umanita\u2019, un\u2019opera che sembra essere ancora di un\u2019inquietante attualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensare quel che pensi e scriverlo \u00e8 un tuo diritto. Il problema \u00e8&nbsp;per\u00f2 che, grazie alla tua notoriet\u00e0,<strong>&nbsp;la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole<\/strong>, influenza tanti giovani e questo mi inquieta. Il nostro di ora \u00e8 un momento di straordinaria importanza. L\u2019orrore indicibile \u00e8 appena cominciato, ma \u00e8 ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E un momento anche di enorme responsabilit\u00e0 perch\u00e8 certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a&nbsp;<strong>risvegliare i nostri istinti pi\u00f9 bassi<\/strong>, ad<strong>&nbsp;aizzare la bestia dell\u2019odio<\/strong>&nbsp;che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecit\u00e0 delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l\u2019uccidere. \u201cConquistare le passioni mi pare di gran lunga pi\u00f9 difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me\u201d, scriveva nel 1925 quella bell\u2019anima di Gandhi. Ed aggiungeva: \u201cFinch\u00e9 l\u2019uomo non si metter\u00e0 di sua volont\u00e0 all\u2019ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sar\u00e0 per lui alcuna salvezza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E tu, Oriana,&nbsp;<strong>mettendoti al primo posto di questa crociata<\/strong>&nbsp;contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non \u00e8&nbsp;nella tua rabbia accalorata, n\u00e9 nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela pi\u00f9 accettabile, \u201cLibert\u00e0 duratura\u201d. O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo \u00e8 mondo non c\u2019\u00e8 stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sar\u00e0 nemmeno questa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che ci sta succedendo \u00e8&nbsp;nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. E una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto,&nbsp;<strong>immaginiamoci un futuro diverso<\/strong>&nbsp;da quello che ci illudevamo d\u2019aver davanti prima dell\u201911 settembre e soprattutto&nbsp;<strong>non arrendiamoci<\/strong>&nbsp;alla inevitabilit\u00e0 di nulla, tanto meno<strong>&nbsp;all\u2019inevitabilit\u00e0 della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta<\/strong>. Le guerre sono tutte terribili. Il moderno affinarsi delle tecniche di distruzione e di morte le rendono sempre pi\u00f9 tali. Pensiamoci bene: se noi siamo disposti a combattere la guerra attuale con ogni arma a nostra disposizione, compresa quella atomica, come propone il Segretario alla Difesa americano, allora dobbiamo aspettarci che anche i nostri nemici, chiunque essi siano, saranno ancor pi\u00f9 determinati di prima a fare lo stesso, ad agire senza regole, senza il rispetto di nessun principio. Se alla violenza del loro attacco alle Torri Gemelle noi risponderemo con una ancor pi\u00f9 terribile violenza \u2013 ora in Afghanistan, poi in Iraq, poi chi sa dove -, alla nostra ne seguir\u00e0 necessariamente una loro ancora pi\u00f9 orribile e poi un\u2019altra nostra e cos\u00ec via.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9&nbsp;non fermarsi prima?<\/strong>&nbsp;Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari \u201cintelligente\u201d, di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui. Cambiamo illusione e, tanto per cominciare, chiediamo a chi fra di noi dispone di armi nucleari, armi chimiche e armi batteriologiche \u2013 Stati Uniti in testa \u2013 d\u2019impegnarsi solennemente con tutta l\u2019umanit\u00e0 a non usarle mai per primo, invece di ricordarcene minacciosamente la disponibilit\u00e0. Sarebbe un primo passo in una nuova direzione. Non solo questo darebbe a chi lo fa un vantaggio morale \u2013 di per s\u00e9 un\u2019arma importante per il futuro -, ma potrebbe anche disinnescare l\u2019orrore indicibile ora attivato dalla reazione a catena della vendetta.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni ho ripreso in mano un bellissimo libro (peccato che non sia ancora in italiano) di un vecchio amico, uscito due anni fa in Germania. Il libro si intitola Die Kunst, nicht regiert zu werden: ethische Politik von Sokrates bis Mozart (L\u2019arte di non essere governati: l\u2019etica politica da Socrate a Mozart). L\u2019autore \u00e8&nbsp;Ekkehart Krippendorff, che ha insegnato per anni a Bologna prima di tornare all\u2019Universit\u00e0 di Berlino. La affascinante tesi di Krippendorff \u00e8&nbsp;che&nbsp;<strong>la politica, nella sua espressione pi\u00f9 nobile, nasce dal superamento della vendetta<\/strong>&nbsp;e che la cultura occidentale ha le sue radici pi\u00f9 profonde in alcuni miti, come quello di Caino e quello delle Erinni, intesi da sempre a ricordare all\u2019uomo la necessit\u00e0 di rompere il circolo vizioso della vendetta per dare origine alla civilt\u00e0. Caino uccide il fratello, ma Dio impedisce agli uomini di vendicare Abele e, dopo aver marchiato Caino \u2013 un marchio che \u00e8&nbsp;anche una protezione \u2013 lo condanna all\u2019esilio dove quello fonda la prima citt\u00e0.<strong>&nbsp;La vendetta non \u00e8&nbsp;degli uomini, spetta a Dio.<\/strong>&nbsp;Secondo Krippendorff il teatro, da Eschilo a Shakespeare, ha avuto una funzione determinante nella formazione dell\u2019uomo occidentale perch\u00e8 col suo mettere sulla scena tutti i protagonisti di un conflitto, ognuno col suo punto di vista, i suoi ripensamenti e le sue possibili scelte di azione, il teatro \u00e8&nbsp;servito a far riflettere sul senso delle passioni e sulla inutilit\u00e0 della violenza che non raggiunge mai il suo fine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori<\/strong>, e cos\u00ec, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore. A te, Oriana, i kamikaze non interessano. A me tanto invece. Ho passato giorni in Sri Lanka con alcuni giovani delle \u201cTigri Tamil\u201d, votati al suicidio. Mi interessano i giovani palestinesi di \u201cHamas\u201d che si fanno saltare in aria nelle pizzerie israeliane. Un po\u2019 di piet\u00e0 sarebbe forse venuta anche a te se in Giappone, sull\u2019isola di Kyushu, tu avessi visitato Chiran, il centro dove i primi kamikaze vennero addestrati e tu avessi letto le parole, a volte poetiche e tristissime, scritte segretamente prima di andare, riluttanti, a morire per la bandiera e per l\u2019Imperatore. I kamikaze mi interessano perch\u00e8 vorrei capire che cosa li rende cos\u00ec disposti a quell\u2019innaturale atto che \u00e8 il suicidio e che cosa potrebbe fermarli.<br>Quelli di noi a cui i figli \u2013 fortunatamente \u2013 sono nati, si preoccupano oggi moltissimo di vederli bruciare nella fiammata di questo nuovo, dilagante tipo di violenza di cui l\u2019ecatombe nelle Torri Gemelle potrebbe essere solo un episodio.&nbsp;<strong>Non si tratta di giustificare, di condonare, ma di capire.&nbsp;<\/strong>Capire, perch\u00e8 io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolver\u00e0 uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Niente nella storia umana \u00e8&nbsp;semplice da spiegare<\/strong>&nbsp;e fra un fatto ed un altro c\u2019\u00e8 raramente una correlazione diretta e precisa. Ogni evento, anche della nostra vita, \u00e8&nbsp;il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell\u2019evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altre migliaia di effetti. L\u2019attacco alle Torri Gemelle \u00e8&nbsp;uno di questi eventi: il risultato di tanti e complessi fatti antecedenti.&nbsp;<strong>Certo non \u00e8&nbsp;l\u2019atto di \u201cuna guerra di religione\u201d degli estremisti musulmani per la conquista delle nostre anime, una Crociata alla rovescia, come la chiami tu, Oriana<\/strong>.&nbsp;<strong>Non \u00e8&nbsp;neppure \u201cun attacco alla libert\u00e0 ed alla democrazia occidentale\u201d<\/strong>, come vorrebbe la semplicistica formula ora usata dai politici. Un vecchio accademico dell\u2019Universit\u00e0 di Berkeley, un uomo certo non sospetto di anti-americanismo o di simpatie sinistrorse da\u2019 di questa storia una interpretazione completamente diversa. \u201cGli assassini suicidi dell\u201911 settembre non hanno attaccato l\u2019America: hanno attaccato la politica estera americana\u201d, scrive Chalmers Johnson nel numero di The Nation del 15 ottobre. Per lui, autore di vari libri \u2013 l\u2019ultimo, Blowback, contraccolpo, uscito l\u2019anno scorso (in Italia edito da Garzanti, ndr) ha del profetico \u2013 si tratterebbe appunto di un ennesimo \u201ccontraccolpo\u201d al fatto che, nonostante la fine della Guerra Fredda e lo sfasciarsi dell\u2019Unione Sovietica,&nbsp;<strong>gli Stati Uniti hanno mantenuto intatta la loro rete imperiale di circa 800 installazioni militari nel mondo.&nbsp;<\/strong>Con una analisi che al tempo della Guerra Fredda sarebbe parsa il prodotto della disinformazione del Kgb, Chalmers Johnson fa l\u2019elenco di tutti gli imbrogli, complotti, colpi di Stato, delle persecuzioni, degli assassinii e degli interventi a favore di regimi dittatoriali e corrotti nei quali gli Stati Uniti sono stati apertamente o clandestinamente coinvolti in America Latina, in Africa, in Asia e nel Medio Oriente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201ccontraccolpo\u201d dell\u2019attacco alle Torri Gemelle ed al Pentagono avrebbe a che fare con tutta una serie di fatti di questo tipo: fatti che vanno dal colpo di Stato ispirato dalla Cia contro Mossadeq nel 1953, seguito dall\u2019installazione dello Shah in Iran, alla Guerra del Golfo, con la conseguente permanenza delle truppe americane nella penisola araba, in particolare l\u2019Arabia Saudita dove sono i luoghi sacri dell\u2019Islam. Secondo Johnson sarebbe stata questa politica americana \u201ca convincere tanta brava gente in tutto il mondo islamico che gli Stati Uniti sono un implacabile nemico\u201d. Cos\u00ec si spiegherebbe il virulento anti-americanismo diffuso nel mondo musulmano e che oggi tanto sorprende gli Stati Uniti ed i loro alleati.<\/p>\n\n\n\n<p>Esatta o meno che sia l\u2019analisi di Chalmers Johnson,&nbsp;\u00e8<strong>&nbsp;evidente che al fondo di tutti i problemi odierni degli americani e nostri nel Medio Oriente c\u2019\u00e8, a parte la questione israeliano-palestinese, la ossessiva preoccupazione occidentale di far restare nelle mani di regimi \u201camici\u201d, qualunque essi fossero, le riserve petrolifere della regione. Questa \u00e8 stata la trappola.&nbsp;<\/strong>L\u2019occasione per uscirne \u00e8 ora. Perch\u00e8 non rivediamo la nostra dipendenza economica dal petrolio? Perch\u00e8 non studiamo davvero, come avremmo potuto gi\u00e0 fare da una ventina d\u2019anni, tutte le possibili fonti alternative di energia? Ci eviteremmo cos\u00ec d\u2019essere coinvolti nel Golfo con regimi non meno repressivi ed odiosi dei talebani; ci eviteremmo i sempre pi\u00f9 disastrosi \u201ccontraccolpi\u201d che ci verranno sferrati dagli oppositori a quei regimi, e potremmo comunque contribuire a mantenere un migliore equilibrio ecologico sul pianeta. Magari salviamo cos\u00ec anche l\u2019Alaska che proprio un paio di mesi fa \u00e8 stata aperta ai trivellatori, guarda caso dal presidente Bush, le cui radici politiche \u2013 tutti lo sanno \u2013 sono fra i petrolieri.<br>A proposito del petrolio, Oriana, sono certo che anche tu avrai notato come, con tutto quel che si sta scrivendo e dicendo&nbsp;<strong>sull\u2019Afghanistan, pochissimi fanno notare che il grande interesse per questo paese \u00e8 legato al fatto d\u2019essere il passaggio obbligato di qualsiasi conduttura intesa a portare le immense risorse di metano e petrolio dell\u2019Asia Centrale<\/strong>&nbsp;(vale a dire di quelle repubbliche ex-sovietiche ora tutte, improvvisamente, alleate con gli Stati Uniti) verso il Pakistan, l\u2019India e da l\u00ec nei paesi del Sud Est Asiatico. Il tutto senza dover passare dall\u2019Iran. Nessuno in questi giorni ha ricordato che, ancora nel 1997, due delegazioni degli \u201corribili\u201d talebani sono state ricevute a Washington (anche al Dipartimento di Stato) per trattare di questa faccenda e che una grande azienda petrolifera americana, la Unocal, con la consulenza niente di meno che di Henry Kissinger, si \u00e8 impegnata col Turkmenistan a costruire quell\u2019oleodotto attraverso l\u2019Afghanistan.<\/p>\n\n\n\n<p>E dunque possibile che, dietro i discorsi sulla necessit\u00e0 di proteggere la libert\u00e0 e la democrazia, l\u2019imminente attacco contro l\u2019Afghanistan nasconda anche&nbsp;<strong>altre considerazioni<\/strong>&nbsp;meno altisonanti, ma non meno determinanti. E per questo che nell\u2019America stessa alcuni intellettuali cominciano a preoccuparsi che la combinazione fra gli interessi dell\u2019industria petrolifera con quelli dell\u2019industria bellica \u2013 combinazione ora prominentemente rappresentata nella compagine al potere a Washington \u2013 finisca per determinare in un unico senso le future scelte politiche americane nel mondo e per limitare all\u2019interno del paese, in ragione dell\u2019emergenza anti-terrorismo, i margini di quelle straordinarie libert\u00e0 che rendono l\u2019America cos\u00ec particolare. Il fatto che un giornalista televisivo americano sia stato redarguito dal pulpito della Casa Bianca per essersi chiesto se l\u2019aggettivo \u201ccodardi\u201d, usato da Bush, fosse appropriato per i terroristi-suicidi, cos\u00ec come la censura di certi programmi e l\u2019allontanamento da alcuni giornali, di collaboratori giudicati non ortodossi, hanno aumentato queste preoccupazioni.<br><strong>L\u2019aver diviso il mondo in maniera \u2013 mi pare \u2013 \u201ctalebana\u201d, fra \u201cquelli che stanno con noi e quelli contro di noi\u201d,<\/strong>&nbsp;crea ovviamente i presupposti per quel clima da caccia alle streghe di cui l\u2019America ha gi\u00e0 sofferto negli anni Cinquanta col maccartismo, quando tanti intellettuali, funzionari di Stato ed accademici, ingiustamente accusati di essere comunisti o loro simpatizzanti, vennero perseguitati, processati e in moltissimi casi lasciati senza lavoro.&nbsp;<strong>Il tuo attacco, Oriana \u2013 anche a colpi di sputo \u2013 alle \u201ccicale\u201d ed agli intellettuali \u201cdel dubbio\u201d va in quello stesso senso.<\/strong>&nbsp;Dubitare \u00e8 una funzione essenziale del pensiero; il dubbio \u00e8 il fondo della nostra cultura. Voler togliere il dubbio dalle nostre teste \u00e8 come volere togliere l\u2019aria ai nostri polmoni. Io non pretendo affatto d\u2019aver risposte chiare e precise ai problemi del mondo (per questo non faccio il politico), ma penso sia utile che mi si lasci dubitare delle risposte altrui e mi si lasci porre delle oneste domande.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In questi tempi di guerra non deve essere un crimine parlare di pace.&nbsp;<\/strong>Purtroppo anche qui da noi, specie nel mondo \u201cufficiale\u201d della politica e dell\u2019establishment mediatico, c\u2019\u00e8 stata una disperante corsa alla ortodossia. E come se l\u2019America ci mettesse gi\u00e0 paura. Capita cos\u00ec di sentir dire in televisione a un post-comunista in odore di una qualche carica nel suo partito, che il soldato Ryan \u00e8 un importante simbolo di quell\u2019America che per due volte ci ha salvato. Ma non c\u2019era anche lui nelle marce contro la guerra americana in Vietnam? Per i politici \u2013 me ne rendo conto \u2013 \u00e8 un momento difficilissimo. Li capisco e capisco ancor pi\u00f9 l\u2019angoscia di qualcuno che, avendo preso la via del potere come una scorciatoia per risolvere un piccolo conflitto di interessi terreni si ritrova ora alle prese con un enorme conflitto di interessi divini,&nbsp;<strong>una guerra di civilt\u00e0 combattuta in nome di Iddio e di Allah. No<\/strong>. Non li invidio, i politici.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo fortunati noi, Oriana. Abbiamo poco da decidere e non trovandoci in mezzo ai flutti del fiume, abbiamo il privilegio di poter stare sulla riva a guardare la corrente. Ma questo ci impone anche grandi responsabilit\u00e0 come quella, non facile, di andare dietro alla verit\u00e0 e di dedicarci soprattutto \u201c<strong>a creare campi di comprensione, invece che campi di battaglia<\/strong>\u201c, come ha scritto Edward Said, professore di origine palestinese ora alla Columbia University, in un saggio sul ruolo degli intellettuali uscito proprio una settimana prima degli attentati in America. Il nostro mestiere consiste anche nel semplificare quel che \u00e8&nbsp;complicato. Ma non si pu\u00f2 esagerare, Oriana, presentando Arafat come la quintessenza della doppiezza e del terrorismo ed indicando le comunit\u00e0 di immigrati musulmani da noi come incubatrici di terroristi. Le tue argomentazioni verranno ora usate nelle scuole contro quelle buoniste, da libro Cuore, ma tu credi che gli italiani di domani, educati a questo semplicismo intollerante, saranno migliori? Non sarebbe invece meglio che imparassero, a lezione di religione, anche che cosa \u00e8 l\u2019Islam? Che a lezione di letteratura leggessero anche Rumi o il da te disprezzato Omar Kayan? Non sarebbe meglio che ci fossero quelli che studiano l\u2019arabo, oltre ai tanti che gi\u00e0 studiano l\u2019inglese e magari il giapponese?<br>Lo sai che al ministero degli Esteri di questo nostro paese affacciato sul Mediterraneo e sul mondo musulmano, ci sono solo due funzionari che parlano arabo? Uno attualmente \u00e8, come capita da noi, console ad Adelaide in Australia. Mi frulla in testa una frase di Toynbee: \u201cLe opere di artisti e letterati hanno vita pi\u00f9 lunga delle gesta di soldati, di statisti e mercanti. I poeti ed i filosofi vanno pi\u00f9 in l\u00e0 degli storici. Ma i santi e i profeti valgono di pi\u00f9 di tutti gli altri messi assieme\u201d.&nbsp;<strong>Dove sono oggi i santi ed i profeti? Davvero, ce ne vorrebbe almeno uno! Ci rivorrebbe un San Francesco<\/strong>. Anche i suoi erano tempi di crociate, ma il suo interesse era per \u201cgli altri\u201d, per quelli contro i quali combattevano i crociati. Fece di tutto per andarli a trovare. Ci prov\u00f2 una prima volta, ma la nave su cui viaggiava naufrag\u00f2 e lui si salv\u00f2 a malapena. Ci prov\u00f2 una seconda volta, ma si ammal\u00f2 prima di arrivare e torn\u00f2 indietro. Finalmente, nel corso della quinta crociata, durante l\u2019assedio di Damietta in Egitto, amareggiato dal comportamento dei crociati (\u201cvide il male ed il peccato\u201d), sconvolto da una spaventosa battaglia di cui aveva visto le vittime,&nbsp;<strong>San Francesco attravers\u00f2 le linee del fronte. Venne catturato, incatenato e portato al cospetto del Sultano.<\/strong>&nbsp;Peccato che non c\u2019era ancora la Cnn \u2013 era il 1219 \u2013 perch\u00e8 sarebbe interessantissimo rivedere oggi il filmato di quell\u2019incontro. Certo fu particolarissimo perch\u00e8, dopo una chiacchierata che probabilmente and\u00f2 avanti nella notte, al mattino&nbsp;<strong>il Sultano lasci\u00f2 che San Francesco tornasse, incolume, all\u2019accampamento dei crociati.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi diverte pensare che l\u2019uno disse all\u2019altro le sue ragioni, che San Francesco parl\u00f2 di Cristo, che il Sultano lesse passi del Corano e che alla fine&nbsp;<strong>si trovarono d\u2019accordo sul messaggio<\/strong>&nbsp;che il poverello di Assisi ripeteva ovunque:&nbsp;<strong>\u201cAma il prossimo tuo come te stesso\u201d<\/strong>. Mi diverte anche immaginare che, siccome il frate sapeva ridere come predicare, fra i due non ci fu aggressivit\u00e0 e che si lasciarono di buon umore sapendo che comunque non potevano fermare la storia. Ma oggi? Non fermarla pu\u00f2 voler dire farla finire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti ricordi, Oriana, Padre Balducci che predicava a Firenze quando noi eravamo ragazzi? Riguardo all\u2019<strong>orrore dell\u2019olocausto<\/strong>&nbsp;atomico pose una bella domanda: \u201cLa sindrome da fine del mondo, l\u2019alternativa fra essere e non essere, hanno fatto diventare l\u2019uomo pi\u00f9 umano?\u201d. A guardarsi intorno la risposta mi pare debba essere \u201cNo\u201d. Ma&nbsp;<strong>non possiamo rinunciare alla speranza<\/strong>. \u201cMi dica, che cosa spinge l\u2019uomo alla guerra?\u201d, chiedeva Albert Einstein nel 1932 in una lettera a&nbsp;<strong>Sigmund Freud<\/strong>. \u201cE possibile dirigere l\u2019evoluzione psichica dell\u2019uomo in modo che egli diventi pi\u00f9 capace di resistere alla psicosi dell\u2019odio e della distruzione?\u201d Freud si prese due mesi per rispondergli. La sua conclusione fu che c\u2019era da sperare: l\u2019influsso di due fattori \u2013 un atteggiamento pi\u00f9 civile, ed il giustificato timore degli effetti di una guerra futura \u2013 avrebbe dovuto mettere fine alle guerre in un prossimo avvenire. Giusto in tempo la morte risparmi\u00f2 a Freud gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Non li risparmi\u00f2 invece ad&nbsp;<strong>Einstein<\/strong>, che divenne per\u00f2 sempre pi\u00f9 convinto della necessit\u00e0 del&nbsp;<strong>pacifismo<\/strong>. Nel 1955, poco prima di morire, dalla sua casetta di Princeton in America dove aveva trovato rifugio, rivolse all\u2019umanit\u00e0 un ultimo appello per la sua sopravvivenza: \u201c<strong>Ricordatevi che siete uomini e dimenticatevi tutto il resto<\/strong>\u201c.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per difendersi, Oriana, non c\u2019\u00e8 bisogno di offendere (penso ai tuoi sputi ed ai tuoi calci)<\/strong>. Per proteggersi non c\u2019\u00e8 bisogno d\u2019ammazzare. Ed anche in questo possono esserci delle giuste eccezioni. M\u2019\u00e8 sempre piaciuta nei Jataka, le storie delle vite precedenti di&nbsp;<strong>Buddha<\/strong>, quella in cui persino lui, epitome della non violenza, in una incarnazione anteriore uccide. Viaggia su una barca assieme ad altre 500 persone. Lui, che ha gi\u00e0 i poteri della preveggenza, \u201cvede\u201d che uno dei passeggeri, un brigante, sta per ammazzare tutti e derubarli e lui lo previene buttandolo nell\u2019acqua ad affogare per salvare gli altri. Essere contro la pena di morte non vuol dire essere contro la pena in genere ed in favore della libert\u00e0 di tutti i delinquenti. Ma per punire con giustizia occorre il rispetto di certe regole che sono il frutto dell\u2019incivilimento, occorre il convincimento della ragione,&nbsp;<strong>occorrono delle prove<\/strong>. I gerarchi nazisti furono portati dinanzi al Tribunale di Norimberga; quelli giapponesi responsabili di tutte le atrocit\u00e0 commesse in Asia, furono portati dinanzi al Tribunale di Tokio prima di essere, gli uni e gli altri, dovutamente impiccati. Le prove contro ognuno di loro erano schiaccianti. Ma quelle contro Osama Bin Laden? \u201cNoi abbiamo tutte le prove contro Warren Anderson, presidente della Union Carbide. Aspettiamo che ce lo estradiate\u201d, scrive in questi giorni dall\u2019India agli americani, ovviamente a mo\u2019 di provocazione,&nbsp;<strong>Arundhati Roy<\/strong>, la scrittrice de Il Dio delle piccole cose: una come te, Oriana, famosa e contestata, amata ed odiata. Come te,&nbsp;<strong>sempre pronta a cominciare una rissa<\/strong>, la Roy ha usato della discussione mondiale su Osama Bin Laden per chiedere che venga portato dinanzi ad un tribunale indiano il presidente americano della Union Carbide responsabile dell\u2019esplosione nel 1984 nella fabbrica chimica di Bhopal in India che fece 16.000 morti. Un terrorista anche lui? Dal punto di vista di quei morti forse si.<br><strong>L\u2019immagine del terrorista<\/strong>&nbsp;che ora ci viene additata come quella del \u201cnemico\u201d da abbattere \u00e8 il miliardario saudita che, da una tana nelle montagne dell\u2019Afghanistan, ordina l\u2019attacco alle Torri Gemelle; \u00e8 l\u2019ingegnere-pilota, islamista fanatico, che in nome di Allah uccide se stesso e migliaia di innocenti; \u00e8&nbsp;<strong>il ragazzo palestinese<\/strong>&nbsp;che con una borsetta imbottita di dinamite si fa esplodere in mezzo ad una folla. Dobbiamo per\u00f2 accettare che per altri il \u201cterrorista\u201d possa essere<strong>&nbsp;l\u2019uomo d\u2019affari<\/strong>&nbsp;che arriva in un paese povero del Terzo Mondo con nella borsetta non una bomba, ma i piani per la costruzione di una fabbrica chimica che, a causa di rischi di esplosione ed inquinamento, non potrebbe mai essere costruita in un paese ricco del Primo Mondo. E la centrale nucleare che fa ammalare di cancro la gente che ci vive vicino? E la diga che disloca decine di migliaia di famiglie? O semplicemente la costruzione di tante piccole industrie che cementificano risaie secolari, trasformando migliaia di contadini in operai per produrre scarpe da ginnastica o radioline, fino al giorno in cui \u00e8 pi\u00f9 conveniente portare quelle lavorazioni altrove e le fabbriche chiudono, gli operai restano senza lavoro e non essendoci pi\u00f9 i campi per far crescere il riso, muoiono di fame?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questo non \u00e8 relativismo<\/strong>.&nbsp;<strong>Voglio solo dire che il terrorismo, come modo di usare la violenza, pu\u00f2 esprimersi in varie forme<\/strong>, a volte anche economiche, e che sar\u00e0 difficile arrivare ad una definizione comune del nemico da debellare. I governi occidentali oggi sono uniti nell\u2019essere a fianco degli Stati Uniti; pretendono di sapere esattamente chi sono i terroristi e come vanno combattuti. Molto meno convinti per\u00f2 sembrano i cittadini dei vari paesi. Per il momento non ci sono state in Europa dimostrazioni di massa per la pace; ma il senso del disagio \u00e8 diffuso cos\u00ec come \u00e8 diffusa la confusione su quel che si debba volere al posto della guerra. \u201c<strong>Dateci qualcosa di pi\u00f9 carino del capitalismo<\/strong>\u201c, diceva il cartello di un dimostrante in Germania. \u201c<strong>Un mondo giusto non \u00e8 mai NATO<\/strong>\u201c, c\u2019era scritto sullo striscione di alcuni giovani che marciavano giorni fa a Bologna. Gi\u00e0. Un mondo \u201cpi\u00f9 giusto\u201d \u00e8 forse quel che noi tutti, ora pi\u00f9 che mai, potremmo pretendere. Un mondo in cui chi ha tanto si preoccupa di chi non ha nulla; un mondo retto da principi di legalit\u00e0 ed ispirato ad un po\u2019 pi\u00f9 di moralit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La vastissima, composita alleanza che Washington sta mettendo in piedi<\/strong>, rovesciando vecchi schieramenti e riavvicinando paesi e personaggi che erano stati messi alla gogna, solo perch\u00e8 ora tornano comodi, \u00e8 solo l\u2019ennesimo esempio di quel cinismo politico che oggi alimenta il terrorismo in certe aree del mondo e scoraggia tanta brava gente nei nostri paesi. Gli Stati Uniti, per avere la maggiore copertura possibile e per dare alla guerra contro il terrorismo un crisma di legalit\u00e0 internazionale, hanno coinvolto le Nazioni Unite, eppure gli Stati Uniti stessi rimangono il paese pi\u00f9 reticente a pagare le proprie quote al Palazzo di Vetro, sono il paese che non ha ancora ratificato n\u00e9 il trattato costitutivo della&nbsp;<strong>Corte Internazionale di Giustizia<\/strong>, n\u00e9 il trattato per la messa al bando delle mine anti-uomo e tanto meno quello di&nbsp;<strong>Kyoto&nbsp;<\/strong>sulle mutazioni climatiche. L\u2019interesse nazionale americano ha la meglio su qualsiasi altro principio. Per questo ora Washington riscopre l\u2019utilit\u00e0 del&nbsp;<strong>Pakistan<\/strong>, prima tenuto a distanza per il suo regime militare e punito con sanzioni economiche a causa dei suoi esperimenti nucleari; per questo la&nbsp;<strong>Cia&nbsp;<\/strong>sar\u00e0 presto autorizzata di nuovo ad assoldare mafiosi e gangster cui affidare i \u201clavoretti sporchi\u201d, di liquidare qua e l\u00e0 nel mondo le persone che la Cia stessa metter\u00e0 sulla sua lista nera.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Eppure un giorno la politica dovr\u00e0 ricongiungersi con l\u2019etica se vorremo vivere in un mondo migliore: migliore in Asia come in Africa, a Timbuctu come a Firenze.<\/strong>&nbsp;A proposito, Oriana. Anche a me ogni volta che, come ora, ci passo, questa citt\u00e0 mi fa male e mi intristisce. Tutto \u00e8 cambiato, tutto \u00e8 involgarito. Ma la colpa non \u00e8 dell\u2019Islam o degli immigrati che ci si sono installati. Non son loro che han fatto di Firenze una citt\u00e0 bottegaia, prostituita al turismo! E successo dappertutto. Firenze era bella quando era pi\u00f9 piccola e pi\u00f9 povera. Ora \u00e8 un obbrobrio, ma non perch\u00e8 i musulmani si attendano in&nbsp;<strong>Piazza del Duomo<\/strong>, perch\u00e8 i filippini si riuniscono il gioved\u00ec in Piazza Santa Maria Novella e gli albanesi ogni giorno attorno alla stazione. E cos\u00ec perch\u00e8 anche Firenze s\u2019\u00e9 \u201cglobalizzata\u201d, perch\u00e8 non ha resistito all\u2019assalto di quella forza che, fino ad ieri, pareva irresistibile:&nbsp;<strong>la forza del mercato<\/strong>. Nel giro di due anni da una bella strada del centro in cui mi piaceva andare a spasso \u00e8 scomparsa una libreria storica, un vecchio bar, una tradizionalissima farmacia ed un negozio di musica. Per far posto a che? A tanti negozi di moda. Credimi, anch\u2019io non mi ci ritrovo pi\u00f9. Per questo sto, anch\u2019io ritirato, in una sorta di baita nell\u2019Himalaya indiana dinanzi alle pi\u00f9 divine montagne del mondo. Passo ore, da solo, a guardarle, l\u00ec maestose ed immobili, simbolo della pi\u00f9 grande stabilit\u00e0, eppure anche loro, col passare delle ore, continuamente diverse e impermanenti come tutto in questo mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La natura \u00e8 una grande maestra, Oriana, e bisogna ogni tanto tornarci a prendere lezione. Tornaci anche tu.<\/strong>&nbsp;Chiusa nella scatola di un appartamento dentro la scatola di un grattacielo, con dinanzi altri grattacieli pieni di gente inscatolata, finirai per sentirti sola davvero; sentirai la tua esistenza come un accidente e non come parte di un tutto molto, molto pi\u00f9 grande di tutte le torri che hai davanti e di quelle che non ci sono pi\u00f9. Guarda un filo d\u2019erba al vento e sentiti come lui. Ti passer\u00e0 anche la rabbia. Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perch\u00e8 se quella non \u00e8 dentro di noi non sar\u00e0 mai da nessuna parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[5],"tags":[],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"1970-01-01 01:00:00","action":"","terms":[],"taxonomy":"","browser_timezone_offset":0},"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=89"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":506,"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89\/revisions\/506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=89"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=89"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=89"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}