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12 marzo: mobilitazioni nazionali contro la guerra, Reti di Pace aderisce e partecipa alle manifestazioni a Roma

Basta Guerra!

12 marzo 2016, primo appuntamento per esprimere il nostro grido contro la guerra. In tante città si manifesterà davanti ai luoghi strategici dell'intervento militare. 

A Roma 

Sabato 12 marzo ore 16 manifestazione unitaria davanti al Coi - Comando Operativo di vertice Interforze, via di Centocelle 301 - centro da cui molto probabilmente verranno seguite e dirette le operazioni militari italiane in Libia.

Il Coi sorge in un quartiere molto popolato, con forte visibilità: le associazioni, i comitati romani contro la guerra sfileranno in corteo, daranno volantini, avranno modo di parlare con la gente.

Sabato 12 marzo nella mattinata: iniziative diffuse per la città con flash mob, biciclettate

Reti di Pace aderisce e partecipa alla mobilitazione davanti al COI e farà un'iniziativa nel nostro territorio. 

Vi proponiamo di

1. andare insieme a Centocelle: appuntamento alle 15 a P.za S. Giovanni di Dio, angolo via Ozanam.

2. partecipare sabato mattina alle 10.30 a un flash mob, con cartelli e bandiere della pace: attraversare una strada, più volte, con i cartelli, a semaforo verde per noi pedoni, e dare volantini ai passanti.

Se pensate di venire a uno degli appuntamenti, scrivete a 

Qui di seguito, e in allegato, inviamo il testo con cui Reti di Pace aderisce alla mobilitazione contro la guerra e qui accanto il link al documento di contropiano http://www.contropiano.org/politica/item/35112-basta-guerra-il-12-marzo-mobilitiamoci-in-tutto-il-paese


Stiamo vivendo la terza guerra mondiale diffusa,

una terza guerra combattuta a ’pezzi’, con crimini, massacri, distruzioni…

 (Papa Francesco)

 

Ogni giorno riceviamo notizie dai fronti di guerra, con armi moderne, nuove, bombe più potenti, sofisticati droni. Il risultato non cambia: si perdono vite umane, si distruggono territori, case, scuole ospedali, strade…

Iraq (1991), Somalia (1994), Congo (1996), Jugoslavia (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Libia (2011), Siria (dal 2013), Yemen (2015) milioni di morti e miliardi di dollari per fare queste guerre!

Stati che hanno firmato la Carta dei Diritti Umani, programmano interventi militari e attacchi strategici. Il primo diritto dell’uomo è vivere in pace. 

“Dobbiamo arrivare ad abolire la guerra come abbiamo fatto con la schiavitù” (Gino Strada). La guerra è un crimine contro l’umanità.

La violenza della guerra non può che generare altra violenza: morte, povertà, terrorismo, devastazioni ambientali, sono dirette conseguenze di interventi militari che hanno destabilizzato interi stati e spinto i popoli a lasciare la propria terra e a migrare per sopravvivere. “La gente raramente vince, la gente viene uccisa.” (Alex Zanotelli)

L’unica via per la pace è il rifiuto di un’economia di saccheggio e sopraffazione in cui l’1% della popolazione possiede oltre la metà della ricchezza globale. “La Bomba Atomica, la Regina che domina questo immenso arsenale di morte serve a proteggere i privilegi e lo stile di vita di pochi a dispetto dei troppo impoveriti.” (Alex Zanotelli)

 “Si possono sforare i criminali vincoli del fiscal compact per comprare armi, ma non per costruire ospedali e scuole” (Contropiano)

Non accettiamo più che le armi sottraggano risorse ai bisogni vitali dell’umanità! “La pace e la giustizia procedono insieme” (R. Hunthausen)

Insieme il 12 marzo al COI per dire

NO all’intervento militare dell’Italia in Libia e all’invio di soldati italiani a Mosul

NO alla vendita di armi italiane e al transito di armi da guerra in Italia

NO alle spese militari: la spesa italiana, al 12° posto mondiale, ammonta a circa 85 milioni di euro al giorno

NO alle basi Nato e alla presenza di armi atomiche in Italia in totale violazione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare

NO alla Nato come fondamento della difesa collettiva

NO alla cooperazione economica dell’Italia con regimi e poteri assassini

NO alle aggressioni e alle sanzioni in Siria

Sottraiamoci all'economia dominante, cambiando i nostri stili di vita. Sottraiamoci alla cultura dominante che ci rende assuefatti all'ingiustizia e alla violenza, alimentiamo in noi una cultura di giustizia e di pace.