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C. S. della Rete Romana Palestina fronte intenzione di trasferimento sede ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme

Donald Trump nomina ambasciatore USA in Israele David Friedman, sostenitore dei coloni Israeliani, che dichiara di non vedere l'ora "di compiere la propria missione nella capitale eterna di Israele, cioè Gerusalemme"

Link HuffingtonPost.it

"Il trasferimento dell’Ambasciata Americana  da Tel Aviv a Gerusalemme sarebbe foriero di gravi conseguenze (...)" recita il Comunicato Stampa che La rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese ha inviato  al Ministro degli Esteri; alla Presidente della Camera; al Presidente del Senato; a tutti i membri della delegazione italiana al Parlamento Europeo. Lettera che inviamo di seguito e in allegato. A proposito dell'intenzione di cambiare la sede dell'Ambasciata Americana, vogliamo ricordare la storica risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - 23 dicembre 2016, passata con 14 voti a favore e l'astensione degli USA - che chiede ad Israele di porre fine alla sua politica di insediamenti nei territorio palestinesi, Gerusalemme Est inclusa, cui Trump replicò "Le cose cambieranno dal 20 Gennaio"

Link a La repubblica

Link alla risoluzione ONU del 23 dicembre 2016


LA RETE ROMANA DI SOLIDARIETA' CON IL POPOLO PALESTINESE HA INVIATO LA  LETTERA RIPORTATA IN CALCE ED IN ALLEGATO 

 Al Ministro degli Esteri Angelino Alfano

Alla Presidente della Camera Laura Boldrini

Al Presidente del Senato Pietro Grasso

A tutti i membri della delegazione italiana al Parlamento Europeo

Signor Ministro, onorevoli Presidenti e Parlamentari,

ci rivolgiamo a voi in seguito al trasferimento dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, minacciata durante la campagna elettorale e confermata dopo l’elezione dall’attuale Presidente degli USA, Donald Trump. Il trasferimento non è ancora avvenuto, è invece già stato nominato il nuovo ambasciatore in Israele, David Friedman, sostenitori dei coloni israeliani, che potrebbe incominciare a lavorare a Gerusalemme senza aspettare che vi sia trasferita l’Ambasciata.

Il trasferimento dell’Ambasciata americana  sarebbe foriero di gravi conseguenze, cambierebbe lo status giuridico di Gerusalemme, riconoscendola di fatto capitale di Israele. Verrebbe così accettato il punto di vista israeliano, non condiviso dall’ONU, né dal Vaticano, né dalla maggior parte degli stati, compresa l’Italia, che hanno infatti le loro ambasciate a Tel Aviv e dintorni e spesso un Consolato a Gerusalemme. Tale mutamento provocherebbe inevitabilmente un lungo periodo di instabilità e di violenze, sia per l’evidente ingiustizia nei confronti dei palestinesi, sia per l’alto valore simbolico, oltre che politico, di questa città per i due popoli che la abitano e per le tre religioni che la considerano una loro città sacra. Sarebbe perciò opportuno che l’Italia e l’Europa cercassero al più presto di esporre al Presidente degli Stati Uniti le molteplici ragioni che rendono inopportuna e pericolosa questa sua intenzione, per fortuna non ancora attuata.

La maggioranza degli stati e quasi tutte le organizzazioni internazionali non riconoscono l’annessione a Israele di Gerusalemme-est né degli altri territori palestinesi occupati nel 1967. Perciò le colonie insediate nei territori occupati, compresa Gerusalemme-est, sono considerate illegali dal diritto internazionale e l’Unione Europea ha approvato più di una risoluzione a conferma di tale illegalità.

A ciò si aggiunge la risoluzione 2334 contro l’estensione delle colonie approvata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu il 23 dicembre 2016, con l’ astensione degli Stati Uniti, alla quale Netanyahu ha risposto con provocatoria arroganza annunziando la costruzione di altre 560 case per israeliani a Gerusalemme-est e poi, a un mese dalla risoluzione, autorizzando la costruzione di 2.500 case in diversi insediamenti israeliani in Cisgiordania, che toglieranno altra terra ai palestinesi. Parlando di questa risoluzione, l’Ambasciatore Sebastiano Cardi, Rappresentante permanente d’Italia alle Nazioni Unite, ha confermato il sostegno dell’Italia alla soluzione dei due stati, aggiungendo poi che questa soluzione potrebbe essere inattuabile a causa della continua costruzione di insediamenti israeliani e della demolizione di case palestinesi nei territori occupati.

Se Israele disattende tutte le risoluzioni dell’ONU, si fa beffe del diritto internazionale e basa la sua politica solo sulla forza militare, l’Italia e l’Europa debbono cercare di far valere il loro punto di vista con gli strumenti della politica e dell’economia, non certo con le armi.

Scriviamo questa lettera non per informarvi di fatti che conoscete meglio di noi, e da lungo tempo. Vogliamo ricordare che molte cose giuste sono state dette e scritte e mai le parole sono state seguite da fatti concreti. Da qui deriva la certezza dell’impunità di Israele.

Se per i governanti di Israele conta solo la supremazia militare, è bene non intrattenere rapporti militari con questo paese.

Se i governanti di Israele mostrano indifferenza verso l’isolamento internazionale è bene che incomincino a sentire il peso di un reale isolamento.

A voi ci rivolgiamo con la speranza che si compia finalmente qualche passo perché anche le decisioni dell’Europa, quando sono giuste, possano avere un peso nelle relazioni internazionali.

Roma 27 gennaio 2017

La Rete Romana di solidarietà con il Popolo Palestinese.
p. AssopacePalestina  Rossella Palaggi
p. Centro Italo Palestinese di Scambi Culturali di  Gaza  VIK  Meri Calvelli
p. Donne in Nero, Roma Carla Razzano
p. Ebrei contro l’Occupazione Marco Ramazzotti Stockel
p. Per non Dimenticare Gaza Nino Lisi
p. Rete Radié Resh Anissa Manca
p.Un Ponte per …  Martina Pignatti Morano
p. US Citizens for Peace & Justice Anna Farkas

Flavia Donati, Luisa Moruzzi, Loretta Mussi,  Rossana Platone