{"id":1647,"date":"2016-07-24T11:49:00","date_gmt":"2016-07-24T09:49:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/?p=1647"},"modified":"2021-11-26T12:13:50","modified_gmt":"2021-11-26T11:13:50","slug":"cari-nipoti-vi-racconto-la-nostra-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/?p=1647","title":{"rendered":"\u201cCari nipoti, vi racconto la nostra crisi\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>di Luciano Gallino<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/denaro-debito-doppia-spiegati-nostri\/dp\/880622834X\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/LucianoGallino_book.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1651\" width=\"289\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/LucianoGallino_book.jpg 520w, https:\/\/www.retidipace.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/LucianoGallino_book-196x300.jpg 196w\" sizes=\"(max-width: 289px) 100vw, 289px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-central-palette-1-color has-text-color\">\u201c<em>Cari nipoti vi racconto la nostra crisi<\/em>\u201d\u00a0\u00e8 la prefazione de\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/denaro-debito-doppia-spiegati-nostri\/dp\/880622834X\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.amazon.it\/denaro-debito-doppia-spiegati-nostri\/dp\/880622834X\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cIl denaro, il debito e la doppia crisi\u201d<\/a><\/strong> l&#8217;ultimo libro di Luciano Gallino, \u201cun padre della sociologia\u201d, \u201cintellettuale militante\u201d che ci ha lasciato nel novembre 2015. Un grande uomo, il cui pensiero critico &#8211; \u00a0illuminante &#8211; ci aiuta a comprendere la complessit\u00e0 dei fenomeni sociali, politici, economici che ci sovrastano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-central-palette-1-color has-text-color\">Qui di seguito e in allegato, vi inoltriamo &nbsp;la prefazione del libro. In calce abbiamo aggiunto due link dove trovare una breve bibliografia e l&#8217;articolo di Marco Revelli &#8211; Manifesto 10 novembre &nbsp;&#8211; scritto alla sua morte.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<h2>Perch\u00e9 la crisi non \u00e8 quella che vi raccontano<\/h2>\n\n\n\n<p>Quel che vorrei provare a raccontarvi nelle pagine che seguono, cari nipoti, \u00e8 per certi versi la storia di una sconfitta politica, sociale, morale: che \u00e8 la mia, ma \u00e8 anche la vostra. Con la differenza che voi dovreste avere il tempo e le energie per porre rimedio al disastro che sta affondando il nostro paese, insieme con altri paesi di quella che doveva essere l&#8217;Unione europea. A ogni sconfitta corrisponde ovviamente la vittoria di qualcun altro. In realt\u00e0 noi siamo stati battuti due volte. Abbiamo visto scomparire due idee e relative pratiche che giudicavamo fondamentali: l&#8217;idea di uguaglianza e quella di pensiero critico. Ad aggravare queste perdite si \u00e8 aggiunta, come se non bastasse, la vittoria della stupidit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;idea di uguaglianza, anzitutto politica, si \u00e8 affermata con la Rivoluzione francese. Essa dice che ogni cittadino gode di diritti inalienabili, indipendenti dal suo censo o posizione sociale, e ogni governo ha il dovere di adoperarsi per fare in modo che essi siano realmente esigibili da ciascuno. La marcia di tale idea \u00e8 stata per oltre due secoli faticosa e incerta, ma nell&#8217;insieme ha avuto esiti straordinari. La facolt\u00e0 di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento; la formazione di sindacati liberi; la graduale estensione del voto sino a includere tutti i cittadini; la tassazione progressiva; l&#8217;ingresso del diritto nei luoghi di lavoro; l&#8217;istruzione libera e gratuita per tutti sino all&#8217;universit\u00e0; la realizzazione dello stato sociale; i limiti posti alle attivit\u00e0 speculative della finanza: \u00e8 una lunga storia, quella che vede il principio di uguaglianza diventare vita quotidiana per l&#8217;intera popolazione. Due periodi furono specialmente favorevoli a tale marcia: gli anni Trenta sotto la presidenza Roosevelt, negli Stati Uniti, che videro fra l&#8217;altro un grande rafforzamento dei sindacati e una severa regolazione della finanza, e i primi trent&#8217;anni dopo la Seconda guerra mondiale, in quasi tutti gli Stati europei, Italia compresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, sul finire degli anni Settanta, la ristretta quota di popolazione che per generazioni aveva subito l&#8217;attacco dell&#8217;idea e delle politiche di uguaglianza decise che ne aveva abbastanza. Si tratta della classe dei personaggi super-potenti e super-ricchi che controllano la finanza, la politica, i media, che dopo i moti di piazza anti Wall Street di anni recenti si usa stimare nell&#8217;1 per cento: un dato che le statistiche sulla distribuzione della ricchezza confermano. Essa inizi\u00f2 quindi un feroce quanto sistematico attacco a qualsiasi cosa avesse attinenza con l&#8217;uguaglianza, previa una preparazione che risaliva addirittura agli anni Quaranta. I governi Reagan e Thatcher provvidero a smantellare i sindacati; in Francia un presidente socialista, Fran\u00e7ois Mitterrand, si impegn\u00f2 a fondo per liberalizzare senza limiti i movimenti di capitale e le attivit\u00e0 speculative delle banche \u2014 una delle radici della crisi attuale. In Germania il cancelliere Gerhard Schroder trad\u00ec lo spirito e la prassi della socialdemocrazia, assestando con le leggi ricomprese sotto la dizione di&nbsp;<em>Agenda 2010&nbsp;<\/em>un duro colpo ai salari, ai sussidi di disoccupazione, alle condizioni di lavoro nelle fabbriche, nonch\u00e9 a sanit\u00e0 e pensioni. In Italia ci pensarono le leggi Treu del 1997, Maroni-Sacconi del 2003, Fornero del 2012, Renzi del 2014-15 ad accrescere il precariato e ad avviare nuovamente i lavoratori dipendenti verso condizioni prossime alla servit\u00f9. Nello stesso periodo vennero effettuati tagli micidiali all&#8217;istruzione, all&#8217;universit\u00e0, alle pensioni, alla sanit\u00e0, in base all&#8217;assunto (del tutto falso) che eravamo tutti vissuti al di sopra dei nostri mezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Causa fondamentale della sconfitta dell&#8217;uguaglianza \u00e8 stata, dagli anni Ottanta in poi, la doppia crisi, del capitalismo e del sistema ecologico, quest&#8217;ultima strettamente collegata con la prima. La stessa crisi del capitalismo ha molte facce: l&#8217;incapacit\u00e0 di vendere tutto quello che produce; la riduzione drastica dei produttori di beni e servizi i quali abbiano un reale valore d&#8217;uso; il parallelo sviluppo del sistema finanziario al di l\u00e0 di ogni limite, da utile ausiliare dell\u2019economia produttiva a sfrontato padrone di ogni aspetto della vita sociale. A queste diverse facce della sua crisi il capitalismo ha reagito accrescendo lo sfruttamento irresponsabile dei sistemi che sostengono la vita \u2014&nbsp;concetto che l&#8217;espressione \u00absistema ecologico\u00bb vuoi riassumere&nbsp;\u2014&nbsp;nonch\u00e9 ostacolando in tutti i modi gli interventi che sarebbe necessario adottare prima che sia troppo tardi. Il tutto con il ferreo sostegno di una ideologia, il neoliberalesimo, che riducendo tutto e tutti a mere macchine contabili d\u00e0 corpo a una povert\u00e0 del pensiero e dell&#8217;azione politica quale non si era forse mai vista nella storia. Per questo le pagine che seguono puntano a spiegare come senza un&#8217;adeguata comprensione della crisi del capitalismo e del sistema finanziario, dei suoi sviluppi e degli effetti che l&#8217;uno e l&#8217;altro hanno prodotto nel tentativo di salvarsi, ogni speranza di realizzare una societ\u00e0 migliore dell&#8217;attuale pu\u00f2 essere abbandonata.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando parlo di pensiero critico, che costituisce la perdita numero due, mi riferisco a una corrente di pensiero che oltre al soggiacente ordine sociale mette in discussione le rappresentazioni della societ\u00e0 diffuse dal sistema politico, dai principali attori economici, dalla cultura dominante nelle sue varie espressioni, dai media all&#8217;accademia. La tesi da cui tale corrente \u00e8 (o era) animata \u00e8 che le rappresentazioni della societ\u00e0 predominanti in un paese distorcono la realt\u00e0 al fine di legittimare l&#8217;ordine esistente a favore delle \u00e9lite o classi che formano tra l&#8217; 1 e il 10 per cento della popolazione. \u00e8 una tesi che ha una lunga storia. \u00e8 stata formulata tra i primi da Machiavelli; ha toccato un vertice di spessore e complessit\u00e0 con Marx e poi con la teoria critica della societ\u00e0, elaborata dalla Scuola di Francoforte tra gli anni Venti e Cinquanta; si \u00e8 prolungata in Italia con Gramsci e in Francia con Bourdieu e Foucault, sin quasi ai giorni nostri.<\/p>\n\n\n\n<p>La suddetta tesi trova una clamorosa conferma nella societ\u00e0 contemporanea, a cominciare dalla nostra. La rappresentazione di quest&#8217;ultima che vi propongono i giornali, la Tv, i discorsi dei politici, le scienze economiche, la stessa scuola, l&#8217;universit\u00e0, sono soltanto contraffazioni della realt\u00e0, elaborate a uso e consumo delle classi dominanti. \u00c8 la funzione che svolgono quotidianamente le dottrine neoliberali. E guai se uno osa contraddirle. Il richiamo alle distorsioni che l&#8217;enorme aumento della disuguaglianza ha prodotto in campo sociale, politico, morale, civile, intellettuale viene confutato con l&#8217;idea che l&#8217;arricchimento dei ricchi solleva tutte le barche&nbsp;&nbsp;laddove un minimo di riguardo all\u2019evidenza empirica mostra che nel migliore dei casi, ha scritto un economista americano, esso solleva soltanto gli&nbsp; yacht. Le critiche alle dilettantesche riforme costituzionali volute dal governo Renzi, dalle province al Senato, che di fatto renderebbero superfluo il voto dei cittadini perch\u00e9 provocherebbero un accrescimento incontrollabile del potere del partito vincitore e del governo da esso costituito, sono liquidate come resistenze di anziani soloni rimasti fuori del tempo. E l&#8217;idea che il tentativo di ritornare a una crescita quale si \u00e8 registrata in pochi decenni della seconda met\u00e0 del Novecento sia impossibile quanto rischiosa &#8211; un tema centrale di questo libro &#8211; \u00e8 considerata un attacco alle libert\u00e0 democratiche. Ci\u00f2 nonostante non esiste pi\u00f9 alcun punto di riferimento di qualche peso e visibilit\u00e0 sociale dal quale un pensiero critico emerga per confutare ad alta voce tali fittizie rappresentazioni della nostra societ\u00e0: non un partito, non un organo di rilievo dei media, non una fondazione o una scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>AI posto del pensiero critico ci ritroviamo, come si \u00e8 detto, con l\u2019egemonia dell&#8217;ideologia neoliberale, la sua vincitrice. \u00c8 un&#8217;ideologia strettamente connessa all&#8217;irresistibile ascesa della stupidit\u00e0 al potere. \u00c8 l&#8217;impalcatura delle teorie e delle azioni che prima hanno quasi portato al tracollo l\u2019economia mondiale, poi hanno imposto alla Ue politiche di austerit\u00e0 devastanti per rimediare a una crisi che aveva tutt&#8217;altre cause &#8211; cio\u00e8 la stagnazione inarrestabile dell&#8217;economia capitalistica,&nbsp;il&nbsp;tentativo di porvi rimedio mediante un accrescimento patologico della finanza, la volont\u00e0 di riconquista del potere da parte delle classi dominanti. Oltre alla crisi ecologica, che potrebbe essere giunta a un punto di non ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta pur vero che senza l&#8217;apporto di una dose massiccia di stupidit\u00e0 da parte dei governanti, dei politici, e ahim\u00e8 di una porzione non piccola di tutti noi, le teorie economiche neoliberali non avrebbero mai potuto affermarsi nella misura sconsiderata che abbiamo sott&#8217;occhio. Tali teorie non hanno previsto la crisi del 2008; non hanno avanzato una sola spiegazione decente delle sue cause; i loro modelli sono lontani anni luce dalla realt\u00e0 dell&#8217;economia; hanno fatto passare il principio che anzitutto bisogna salvare le banche senza chiedere loro nulla (quanto ai cittadini, se la sbroglino); soprattutto, hanno avallato l&#8217;idea che una crescita senza limiti dell\u2019economia capitalistica sia possibile e desiderabile. Avrebbero dovuto essere sepolte da anni dalle proteste, se non anzi dalle risate; sono diventate invece uno strumento iugulatorio di governo delle nostre vite.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ma per tornare alla stupidit\u00e0: sia chiaro che qui la intendo come un comportamento contingente. \u00c8&nbsp;&nbsp;possibile che chi pronuncia o commette, in certe occasioni, affermazioni o atti di palese stupidit\u00e0 manifesti, in altri momenti della vita sociale, una normale intelligenza. La stupidit\u00e0 cui mi riferisco \u00e8 quella che si incontra ogni giorno in campo politico ed economico. Si vedano le politiche di austerit\u00e0. Hanno provocato disastri d\u2019ogni genere, nel nostro come in altri paesi. Un numero crescente dei loro stessi sostenitori ammette ormai che sono state un fallimento. Lo ha riconosciuto persino uno dei padri nobili di dette politiche,&nbsp;il&nbsp;Fondo monetario internazionale. Ci\u00f2 nonostante la maggioranza dei nostri governanti e dei politici che le esprimono insiste nel dire, agendo poi di conseguenza, che esse sono la cura migliore per tornare alla crescita, aumentare l\u2019occupazione, rilanciare la competitivit\u00e0 e il PiI. Pensate a quanto \u00e8 successo nell&#8217;autunno 2014. All\u2019epoca i disoccupati sono oltre tre milioni. I giovani senza lavoro sfiorano il 45 per cento. La base produttiva ha perso un quarto del suo potenziale. Il Pil ha perso 10-11 punti rispetto all&#8217;ultimo anno prima della crisi. E che fa il governo? Si sbraccia allo scopo di introdurre nella legislazione sul lavoro nuove norme che facilitino&nbsp;il&nbsp;licenziamento, riprendendo idee e rapporti dell&#8217;Ocse di almeno vent&#8217;anni prima. Come non concludere che siamo dinanzi a casi conclamati di stupidit\u00e0? (o forse di malafede: discutere di come licenziare con meno intralci legali \u00e8 anche un modo per non discutere dei problemi di cui sopra. Lascio a voi il giudizio).<\/p>\n\n\n\n<p>Il guaio \u00e8 che la stupidit\u00e0 in campo economico domina il governo dell&#8217;economia non solo in Italia, bens\u00ec in tutta la Ue. Ad esempio, soltanto una dose suprema di stupidit\u00e0 poteva alimentare l\u2019ondata di fanatismo con cui le istituzioni di Bruxelles e dintorni, sotto la sferza tedesca, hanno combattuto con ogni mezzo&nbsp;il&nbsp;deficit di bilancio e il debito pubblico che ne deriva: due elementi che in realt\u00e0 sono indispensabili per dare consistenza al fondamentale potere di governare il proprio bilancio che gli Stati europei hanno esercitato sin dal Settecento. Com&#8217;\u00e8 ovvio, la sbalorditiva diffusione della stupidit\u00e0 a livello di istituzioni europee e di governi nazionali si propaga poi a livello individuale. Si possono cosi leggere sui giornali o udire in Tv, da deputati e deputate dei maggiori partiti, affermazioni di abissale insensatezza quali \u00abLa Costituzione deve essere cambiata perch\u00e9 non \u00e8 al passo con i tempi e con il mondo che \u00e8 cambiato, visto che risale allontano 1948\u00bb. Oppure: \u00abL\u2019articolo 18 va soppresso perch\u00e9 \u00e8 stato introdotto nel 1970, quando ancora esistevano i padroni e i lavoratori dipendenti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa possiamo fare noi, mi chiederete. Anzitutto dovete farvi un&#8217;idea solida del tipo di persona, di essere umano che ammirate, e che vorreste essere. La concezione dell\u2019essere umano teorizzata e perseguita ai giorni nostri con drammatica efficacia dal pensiero neoliberale ha lo spessore morale e intellettuale di un orologio a cuc\u00f9. In alternativa, nei vostri libri di scuola potete trovare quanto di meglio il pensiero occidentale ha espresso in venticinque secoli. Si tratta di metterlo in pratica. Fondamentale in esso, a onta delle sue innumeri differenziazioni, \u00e8 la distinzione tra ragione soggettiva o strumentale e ragione oggettiva. La prima vede nell\u2019essere umano principalmente una macchina da calcolo, che pondera senza tregua&nbsp;il&nbsp;rapporto tra mezzi e fini: \u00e8 l&#8217;idea alla base dell&#8217;ideologia neoliberale. Per contro, stando alla seconda definizione di ragione, questa esiste anche nel mondo oggettivo. Come ha scritto Max Horkheimer, essa esiste \u00abnei rapporti fra gli esseri umani e fra le classi sociali, nelle istituzioni sociali, nella natura e nelle sue manifestazioni\u00bb. In questa concezione quel che pi\u00f9 conta sono i fini, non i mezzi. Essa non guarda alla massimizzazione dell&#8217;utile, bens\u00ec al problema del destino umano,&nbsp;\u00abal&nbsp;modo di realizzare i fini ultimi\u00bb. Incluso l&#8217;ideale dell&#8217;uguaglianza, e quello di evitare all&#8217;umanit\u00e0, in un futuro che si avvicina rapidamente, il fosco destino che l&#8217;aspetta se non provvede quanto prima a riparare i guasti da essa stessa apportati al sistema ecologico.<\/p>\n\n\n\n<p>Se riuscirete a costruirvi un&#8217;immagine dell\u2019essere umano da creare in voi, ispirata da fini ultimi simili a quelli citati piuttosto che dai precetti della finanza, vi verr\u00e0 naturale pensare a quale sarebbe il genere di societ\u00e0 in cui quel tipo umano vorrebbe vivere, e che vorreste impegnarvi a realizzare. Non temete: non vi propongo di affrontare di corsa i monumenti del pensiero critico, ma di tenere presente che essi esistono, e quando occorre sono un formidabile antidoto contro l&#8217;ottusit\u00e0 e la piattezza delle rappresentazioni della societ\u00e0 che siete costretti ogni giorno a subire. Quei monumenti erano, una volta, patrimonio della cultura e dei partiti di sinistra, anche in Italia. Ma da noi la cultura di sinistra, quale cultura diffusa di ampie formazioni politiche, \u00e8 morta, insieme con i partiti che la divulgavano. Appartiene alle sconfitte da cui sono partito. Ma nessuno \u00e8 veramente sconfitto se riesce a tenere viva in se stesso l&#8217;idea che tutto ci\u00f2 che \u00e8 pu\u00f2 essere diversamente, e si adopera per essere fedele a tale ideale. Considerate questo piccolo libro un modesto tentativo volto ad aiutarvi a coltivare una fiammella di pensiero critico nell\u2019et\u00e0 della sua scomparsa.<\/p>\n\n\n\n<p><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/luciano-gallino-intellettuale-di-fabbrica\/\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/ilmanifesto.info\/luciano-gallino-intellettuale-di-fabbrica\/<\/em><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.wuz.it\/biografia\/1586\/Gallino-Luciano.html\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/www.wuz.it\/biografia\/1586\/Gallino-Luciano.html<\/em><\/a><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><object class=\"wp-block-file__embed\" data=\"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Luciano_Gallino_intellettuale_di_fabbrica.pdf\" type=\"application\/pdf\" style=\"width:100%;height:600px\" aria-label=\"Incorporamento di Luciano Gallino, intellettuale di fabbrica.\"><\/object><a href=\"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Luciano_Gallino_intellettuale_di_fabbrica.pdf\">Luciano Gallino, intellettuale di fabbrica<\/a><a href=\"http:\/\/www.retidipace.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Luciano_Gallino_intellettuale_di_fabbrica.pdf\" class=\"wp-block-file__button\" download>Download<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luciano Gallino<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1649,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[5],"tags":[],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"1970-01-01 01:00:00","action":"","terms":[],"taxonomy":"","browser_timezone_offset":0},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1647"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1647"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1647\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1653,"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1647\/revisions\/1653"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1649"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1647"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1647"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retidipace.it\/home\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1647"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}